Cescot Pistoia, formazione professionale e lavoro: sì a corsi misurati sui fabbisogni delle imprese e del territorio

Cescot Pistoia, formazione professionale e lavoro: sì a corsi misurati sui fabbisogni delle imprese e del territorio

Gestiamo aspetti molto complessi intervenendo sul tema centrale della domanda del mercato del lavoro e sulla risposta in termini di occupazione

In questi mesi il grande impegno su cui ci stiamo concentrando sono le azioni del programma GOL sia come APL con i colloqui orientativi e di inserimento lavorativo che come Agenzia formativa con la realizzazione di corsi di aggiornamento e riqualificazione.

Emergono molte criticità delle quali è necessaria piena consapevolezza e le dovute riflessioni. Come APL i dati dopo circa 9 mesi di attivazione del servizio ci dicono che tali politiche attive del lavoro in circa il 26% dei casi ha avuto successo in termini occupazionali se pur con contratti prevalentemente a tempo determinato. Emerge un’utenza da orientare sempre più passiva, ma anche un mondo aziendale che ancora investe poco e senza i giusti criteri nel capitale umano: si cerca personale solo pensando al costo e non all’’investimento”, si parla con difficoltà di profili professionali e di recruitment. Il focus delle aziende è solo sui costi e gli orari senza la capacità di tradurli nella gestione delle RU.

Anche nella formazione emergono a distanza di 2 mesi dall’avvio molte criticità. Nei corsi progettati per colmare il gap con il mondo del lavoro dobbiamo registrare una bassa frequenza e un alto tasso di abbandono. Ci scontriamo troppo spesso con situazioni di forte disagio sociale. Una opportunità che viene percepita come un obbligo: si abbandona ancora prima di iniziare il corso o comunque nelle prime lezioni adducendo le scuse più svariate. La continuità alla partecipazione è legata quasi sempre al sostegno economico e alla presenza degli ammortizzatori sociali: quando questi si interrompono le persone abbandonano.

In alcuni casi le cause vanno ricercate nell’assenza di motivazione e attitudine al ruolo professionale, nella scarsa abitudine ad assumere responsabilità o a rispettare anche semplici regole come quelle riferite agli orari di presenza in aula. Un percorso di formazione soprattutto se di riqualificazione richiede un lavoro su stessi, un processo di cambiamento oltre ad un investimento di tempo e di energie. Indubbiamente i cataloghi dell’offerta formativa non rispondono sempre agli interessi e alle propensioni dei cittadini e quindi ne scaturisce una “forzatura nelle iscrizioni ai corsi”, ma è vero anche che quei cataloghi sono frutto dei fabbisogni del territorio. Non possono essere le agenzie a farsi carico degli abbandoni così come degli inserimenti occupazionali.
E’ indispensabile una riflessione su quanto sta accadendo, sia per utilizzare le rilevanti risorse finanziarie in modo efficace per i cittadini, le imprese e l’occupazione, sia per affrontare in modo nuovo il tema dell’occupazione, del disagio sociale, della scarsa cultura al lavoro e alla formazione.

Non spetta alle associazioni economiche e alle agenzie formative individuare le soluzioni. Riteniamo quindi che alla luce delle esperienze in essere sia necessario uscire dalle contrapposizioni meramente ideologiche e affrontare la questione.

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